All’interno della cinta muraria che racchiude la Città Vecchia di Gerusalemme si trova il luogo che, secondo la tradizione islamica, corrisponde al punto dal quale il profeta Maometto ascese al cielo durante il Miʿrāj. Su questo sito sorge oggi la Moschea della Roccia, uno dei monumenti più rappresentativi dell’architettura islamica, collocata al centro della vasta spianata dell’Haram al-Sharif (Spianata delle Moschee). Alla piattaforma rialzata su cui si erge l’edificio si accede attraverso quattro eleganti colonnati, disposti in corrispondenza dei punti cardinali.
In prossimità del colonnato meridionale si trova il Minbar Burhan al-Din, un pulpito monumentale in pietra collocato all’esterno. Il termine minbar indica infatti, in arabo, il pulpito dal quale l’imam pronuncia la khuṭba, il sermone del venerdì e delle principali festività religiose. A differenza dei più comuni minbar collocati all’interno delle moschee, quello di Burhan al-Din rappresenta un raro esempio di pulpito all’aperto, destinato alle celebrazioni che si svolgevano nella vasta corte della Spianata durante i periodi di maggiore affluenza o nella stagione estiva.
L’attuale denominazione deriva dal qadi Burhan al-Din Ibn Jama’a, che nel XIV secolo promosse un importante intervento di restauro e consolidamento del monumento durante il periodo mamelucco. Successivamente, nel 1843, sotto il sultano ottomano Abdülmecid I, il minbar fu nuovamente restaurato mediante opere di consolidamento delle strutture lapidee, di ripristino delle superfici marmoree e di manutenzione della piccola copertura a cupola. Tali interventi furono improntati al rispetto dell’impianto originario e contribuirono alla conservazione di uno dei più significativi esempi di architettura religiosa all’aperto presenti all’interno dell’Haram al-Sharif.