il monastero di San Macario nel deserto del Wadi al-Natrun
STORIA DEL MONASTERO
Il monastero copto di San Macario, situato nel deserto di Wadi al-Natrun, affonda le proprie origini nel IV secolo ed è uno dei più antichi e significativi centri del monachesimo cristiano. La sua fondazione è legata alla figura di san Macario l’Egiziano, discepolo della tradizione dei Padri del deserto, che intorno al 330 si ritirò in questa regione per condurre una vita di preghiera, ascesi e silenzio. Attorno a lui si sviluppò rapidamente una vasta comunità monastica, trasformando il deserto di Scete in uno dei principali poli spirituali del mondo cristiano antico. Nel corso dei secoli, il monastero ha svolto un ruolo centrale nella storia della Chiesa copta, diventando residenza di patriarchi e punto di riferimento per la vita religiosa egiziana. Nonostante ripetuti saccheggi e periodi di crisi, la comunità monastica è sopravvissuta, mantenendo una continuità di vita che si estende fino ai giorni nostri. Il complesso conserva un patrimonio di straordinario valore storico e artistico: chiese stratificate nel tempo, cicli pittorici che vanno dal VII al XIV secolo, e una ricca biblioteca di manoscritti in diverse lingue, testimonianza della vitalità culturale del monastero lungo i secoli. Nel Novecento il monastero è stato oggetto di una profonda rifondazione, sia architettonica che spirituale, che ha permesso di rilanciare la vita comunitaria e di ampliare le strutture. Oggi la comunità, ancora attiva, continua a vivere secondo i ritmi tradizionali della preghiera e del lavoro, in un contesto che conserva intatta la dimensione spirituale del deserto.Questo luogo, in cui si intrecciano storia, spiritualità e patrimonio artistico, rappresenta ancora oggi una testimonianza viva di una delle più antiche tradizioni monastiche del mondo cristiano.
RESTAURO DELLA CAPPELLA DEI SANTI ASCETI -
I LOTTO
Nel marzo 2024, l'Istituto Veneto per i Beni Culturali ha inaugurato la propria attività scientifica in Egitto presso il monastero copto di San Macario. Sotto la direzione di Maurizio Merlo, Alessandra Sandrini e Chiara Tomaini, il primo lotto di intervento si è concentrato sulla Chiesa dei Pellegrini, focalizzandosi sulle delicate superfici pittoriche della cappella di Sant’Onofrio. L'area presentava un quadro conservativo complesso, segnato dal difficile equilibrio tra la natura del terreno sabbioso e secoli di intensa devozione. Il team ha affrontato una stratificazione eterogenea composta da depositi di polvere, residui grassi di incensi e candele, oltre a fessurazioni strutturali e alterazioni antropiche, quali iscrizioni e abrasioni che offuscavano la leggibilità del palinsesto decorativo. L’approccio metodologico ha coniugato rigore analitico e sensibilità operativa. Dopo una sistematica campagna di documentazione e mappatura del degrado, si è proceduto alla pulitura selettiva per la rimozione di patine organiche e rifacimenti recenti incongrui. Un'attenzione particolare è stata rivolta alla salvaguardia della memoria storica: testimonianze come un'iscrizione del 1910 sono state distaccate e messe in sicurezza per una futura musealizzazione. Le operazioni di consolidamento e integrazione materica sono state eseguite mediante iniezioni di malte compatibili e risarcimenti a base di calce, garantendo la stabilità dell'intonaco secondo i principi di riconoscibilità e compatibilità. Questo intervento non ha solo restituito alla luce dettagli cromatici inediti, ma ha sancito una fondamentale fase di messa in sicurezza. Il lavoro svolto pone oggi le basi per i futuri restauri e per una strategia di valorizzazione che integrerà ricostruzioni digitali e apparati informativi, supportando una comprensione profonda e moderna delle superfici decorate.
RESTAURO DELLA CAPPELLA DELL'ARCANGELO MICHELE - II LOTTO
Il presente intervento costituisce il secondo lotto di restauro dei dipinti murali della Cappella dell’Arcangelo Michele, nel monastero di San Macario, nel deserto del Wādī al-Naṭrūn. Il cantiere è stato avviato anche grazie al sostegno del Bando della Regione Veneto – Direzione Relazioni Internazionali e Cooperazione Internazionale, nell’ambito dei programmi di cooperazione internazionale per il recupero del patrimonio culturale. Il gruppo di lavoro è stato composto da Chiara Tomaini e Anna Visentin per l’Istituto in partenariato con CBA – Conservazione e Restauro dei Beni Architettonici e Artistici, nella persona di Carlolberto Boux. Le superfici pittoriche risultavano fortemente compromesse da depositi di polvere e sostanze grasse legate all’uso prolungato di incensi e candele, oltre che da un intenso uso devozionale che ha determinato la presenza di iscrizioni, graffi e incisioni, oggi in parte storicizzate. A ciò si aggiungevano fenomeni di degrado strutturale dovuti alla natura sabbiosa del terreno, con fessurazioni e distacchi dell’intonaco. L’intervento ha previsto una fase iniziale di documentazione e mappatura del degrado, seguita da pulitura controllata e riduzione delle patine alterate. Particolare attenzione è stata dedicata ai ritocchi pittorici e ai rifacimenti successivi, valutati criticamente e in parte rimossi per recuperare la leggibilità dell’impianto originario. Sono state inoltre eseguite operazioni di consolidamento e reintegrazione delle lacune con malte compatibili a base di calce, accompagnate da ritocchi selettivi e riconoscibili. L’intervento ha permesso il recupero di importanti porzioni decorative, migliorando la leggibilità dell’apparato iconografico e restituendo continuità alla superficie pittorica.
PUBBLICAZIONI
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Parole e materia.
ABeCedario del restauro
Questo volume propone un viaggio originale nel mondo del restauro, interpretato non solo come tecnica, ma come un dialogo profondo tra materia, memoria e gesto. Attraverso la forma pratica e immediata di un abecedario, il testo esplora il legame indissolubile che unisce la parola all’azione: ogni termine selezionato diventa una chiave per comprendere come la riflessione teorica guidi concretamente le mani del restauratore sulle superfici. La parola si fa metodo e il gesto tecnico diventa lo strumento per restituire voce e leggibilità all'opera.
Il cuore del racconto è il restauro dei dipinti murali della Cappella dell’Arcangelo Michele, nel monastero egiziano di San Macario (Wādī al‑Naṭrūn). Il progetto, frutto della sinergia tra l'Istituto Veneto per i Beni Culturali e il monastero — con il sostegno della Regione Veneto — rappresenta un modello di cooperazione internazionale dedicato alla salvaguardia di un patrimonio unico. Caratterizzato da un approccio trilingue (italiano, inglese e arabo), il libro attinge per la terminologia araba alla prestigiosa tradizione della Teoria del Restauro di Cesare Brandi. Il risultato è una mappa concettuale che abbatte le barriere linguistiche per favorire il dialogo tra culture, trasformando l'esperienza del cantiere in una narrazione corale di scoperta e conservazione. (Parole e materia. ABeCedario del restauro, C.Tomaini. Tipografia Altedo, Bologna 2026).
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