Il confronto con l’alterità è da sempre uno degli strumenti più profondi di conoscenza. Nel campo della tutela del patrimonio culturale, questo confronto si traduce nell’incontro con tradizioni costruttive, valori simbolici e pratiche di conservazione differenti, che mettono in discussione approcci consolidati e arricchiscono il sapere tecnico e umano. Operare su beni culturali in contesti geografici e culturali diversi significa non solo intervenire su manufatti materiali, ma entrare in dialogo con comunità, identità e memorie collettive, riconoscendo nel patrimonio un linguaggio universale capace di unire esperienze lontane. In questa prospettiva si inseriscono le attività internazionali dell’Istituto Veneto per i Beni Culturali, che nel tempo ha sviluppato progetti di conservazione e ricerca in contesti di particolare rilevanza storica e culturale.
Dal 1997 l’Istituto è attivo in Terra Santa, dove ha realizzato interventi di restauro in alcuni dei luoghi più emblematici della tradizione religiosa e artistica: la cappella di Sant’Elena nella Basilica della Natività a Betlemme, il muro crociato della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, la cappella dell’Invenzione della Croce nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Queste attività si sono sviluppate attraverso una rete articolata di collaborazioni con istituzioni locali e internazionali, tra cui la Nazareth Municipality, il Restoration Committee dell’Al-Aqsa Mosque & Dome of the Rock e la Custodia di Terra Santa. Un dialogo particolarmente significativo è stato avviato con il Conservation Department dell’Israel Antiquities Authority, con cui sono stati promossi anche progetti di studio, tra cui le ricerche nella cittadella crociata di Acri.
Tra il 2006 e il 2015 l’Istituto ha operato in Yemen, nelle città di Sana’a e Taʿizz, intervenendo rispettivamente sulla Grande Moschea e sulla moschea al-Ashrafiyya. In questo contesto, il restauro si è configurato come un’azione complessa, capace di coniugare tutela del patrimonio, formazione di competenze locali e trasmissione di una cultura della conservazione condivisa, in collaborazione con il Social Fund for Development.
Più recentemente, a partire dal 2023, le attività si sono estese all’Egitto, con l’avvio di un cantiere presso il monastero copto di San Macario, nel deserto del Wadi al-Natrun: un luogo di profonda stratificazione storica e spirituale, in cui l’intervento conservativo si inserisce in un contesto vivo, ancora oggi segnato da pratiche e tradizioni millenarie.
Attraverso queste esperienze, l’Istituto Veneto per i Beni Culturali rinnova il proprio impegno in una dimensione internazionale della conservazione, intesa come pratica condivisa, capace di mettere in relazione saperi, comunità e patrimoni, oltre ogni confine geografico.